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Festival di Sanremo: Achille Lauro e il suo look all’Ariston ispirato alla “divina marchesa”, la dark lady di Capri

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“Musa ispiratrice dei più grandi artisti della sua epoca. Grande mecenate, performer prima della performing art e opera d’arte vivente”. Così sul proprio profilo Instagram Achille Lauro, in gara al Festival di Sanremo, ha spiegato la sua decisione di salire sul palco dell’Ariston con un look ispirato alla Marchesa Luisa Casati Stampa. Nobildonna e collezionista d’arte italiana, tra le protagoniste della Bella Époque a Venezia, vissuta a cavallo tra ‘800 e ‘900, è stata musa ispiratrice dei più grandi artisti dell’epoca, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Fortunato Depero, Giacomo Balla e Man Ray. Fu sposa del marchese milanese Camillo Casati Stampa di Soncino ed ebbe una sola figlia: Cristina. La ricchissima ereditiera ebbe relazione con Gabriele D’Annunzio che provocò uno scandalo. Musa e opera d’arte vivente, dark lady e futurista, dannunziana e occultista, la “divina marchesa” visse a lungo a Capri.

Luciano Garofano, attento conoscitore della storia isolana e dei personaggi che l’hanno popolata nel corso dei secoli, è uno dei principali studiosi dei legami tra Capri e la Marchesa Casati facendola “rivivere” attraverso articoli e conferenze tematiche.

“Discendente – ha ricordato Garofano in una delle recenti conferenze tenute sulla Casati Stampa – di una ricchissima famiglia di industriali milanesi, dopo aver dilapidato il suo patrimonio viaggiando ovunque, tra Roma, Venezia, Parigi, prese in affitto Villa San Michele ad Anacapri, stravolgendone l’arredamento e turbando, per i suoi comportamenti anticonformisti, il proprietario di casa, il medico svedese Axel Munthe, che non vedeva l’ora che ripartisse con tutto il codazzo di servi negri e cameriere, il serraglio di animali esotici, tra cui un serpente e un ghepardo, compresi i grandi bauli e le cianfrusaglie varie che si portava dietro. Sull’isola finì per contendere la scena alla bizzarra e rumorosa compagnia dei futuristi, rappresentati da Filippo Tommaso Marinetti e Fortunato Depero, senza tralasciare le frequentazioni con la bellissima Mimì Franchetti, l’ambigua pianista Renata Borgatti, la pittrice americana Romain Brooks e con il barone Fersen, proprietario della mitica Villa Lysis, in una miscela esplosiva di estetismo decadente e di mistero. Morì in povertà a Londra nel 1957, lasciando l’impronta del suo essere ai limiti del reale, tanto che ancora oggi la sua stella continua a brillare”.

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