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CRONACA

Farmaci sottratti dall’ospedale di Capri, i giudici d’Appello ribaltano la sentenza di primo grado: “Il fatto non sussiste”. Imputati assolti dall’accusa di peculato. Dopo oltre dieci anni incubo finito per un ginecologo e per l’ex direttore del Capilupi

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Assolti in appello l’ex direttore sanitario dell’ospedale Capilupi, Alfredo Irollo, e un ginecologo in servizio nella stessa struttura, Paolo Giacometti. Dopo oltre dieci anni si chiude il capitolo caprese di una vicenda giudiziaria molto complessa, una maxi inchiesta della Procura di Napoli con numerosi indagati sulla gestione di appalti e mense, che aveva avuto anche un’appendice sull’isola.

Farmaci sottratti dall’ospedale Capilupi per consentire un aborto e per dopare cani in un allevamento: “il fatto non sussiste” secondo i giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Napoli che hanno ribaltato la sentenza di primo grado e messo fine a un incubo per gli imputati.

Per il reato di peculato, Irollo e Giacometti erano stati condannati in primo grado a pene comprese fra i tre anni e i sei anni.

Dall’inchiesta, secondo i dettagli venuti fuori nel 2013 con grande risonanza mediatica, emerse il presunto furto di farmaci per consentire un aborto clandestino su una donna che non era nelle condizioni per giovarsi dell’interruzione volontaria di gravidanza prevista dalla legge 194 del 1978.

Nel corso delle intercettazioni, gli investigatori avevano inoltre ricostruito la cessione di farmaci anabolizzanti ad un allevatore di cani da corsa, che li somministrava agli animali in occasioni di gare per accrescerne le prestazioni.

La Corte d’Appello ha assolto i due imputati, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati, ritenendo l’insussistenza del fatto, «mancando del tutto la prova degli elementi costitutivi del delitto di peculato» come sostenuto in sede di discussione dai legali. Attraverso i loro difensori, Irollo e Giacometti hanno espresso «grande soddisfazione, siamo usciti da un incubo durato oltre dieci anni». I due medici si erano protestati innocenti e, hanno fatto sapere tra i legali, «nonostante la condanna in primo grado, abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia».

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