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Giro dell’Arco Naturale alla scoperta del mito e delle divinità capresi: sabato la nuova “passeggiata d’autore”

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La “passeggiata” d’autore a cura del Comune di Capri, guidate dal professor Renato Esposito, ci porta alla scoperta del mito e delle divinità capresi attraverso il giro dell’Arco Naturale. Appuntamento sabato 11 settembre alle ore 17.00 ai Giardini della Flora Caprense, muniti di green pass e mascherina e con scarpe comode.

Capri è un’isola dionisiaca dove divinità arcaiche vivono e si mimetizzano nelle grotte, nella flora e nella dolomitica roccia dell’isola. La passeggiata dell’Arco Naturale è quella dove il mito del mondo greco vive con la sua misteriosa bellezza. Salendo lungo l’antica stradina di via Sopramonte si giunge a Via Matermania, toponimo che richiama ai culti mitriaci celebrati sull’isola due secoli dopo Tiberio. Dopo aver ammirato l’Arco Naturale, gioiello di roccia cesellato dalla pioggia e dal vento, si prosegue lungo le scale che conducono alla Grotta-ninfeo dove si celebrava Mitra, divinità orientale che esalta il potere della luce sull’oscurità. Tra selve di mirto e boschetti ombrosi, cari al disegnatore della Divina Commedia Gustavo Dorè, si arriva al di sopra di Villa Malaparte che lo scrittore ideò con l’architetto Adalberto Libera come una nave greca che solca il Mare Nostrum. Con “lento pede” si arriva al Pizzo Lungo, conosciuto anche come Sperone di Polifemo. Nel romanticismo tedesco si pensava che questa meraviglia geologica fosse servita ad Ulisse per accecare Polifemo che viveva con le sue capre nella Grotta della Paglia, che sorge a picco sul mare in località Matermania. Pazzo d’ira il gigante ceco scagliò contro le navi di Ulisse in fuga tre enormi massi che diventeranno i Faraglioni. Giunti alla Piazzetta di Tragara, dal greco “Recinto delle capre”, lo sguardo spazierà sulla baia di Marina Piccola dove si adagia sul mare lo Scoglio delle Sirene. Lighea era la sirena caprese sconfitta dall’eroe di Itaca. Per secoli con il suo canto ha fatto naufragare sull’isola tanti marinai desiderosi d’amore.

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