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CRONACA

Falso e abuso d’ufficio, chiusa l’inchiesta sul “Nettuno” di Anacapri: 17 indagati, notificati gli avvisi di conclusione indagini

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Chiuse le indagini sui presunti abusi al beach club “Nettuno” ad Anacapri che avevano portato, il 7 giugno dello scorso anno, al maxi-sequestro, ad opera della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera di Capri, del complesso immobiliare e balneare sulla Grotta Azzurra: 17 persone verso il processo. Nei giorni scorsi sono stati notificati gli avvisi di conclusione indagini preliminari firmati dal pm Francesca De Renzis della Procura di Napoli, titolare dell’inchiesta. I reati ipotizzati e contestati sono, a vario titolo a seconda del ruolo avuto e in considerazione delle differenti posizioni, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, in concorso. A questi vanno aggiunte, sempre secondo le ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti, le violazioni al Testo unico in materia edilizia e al Codice dei beni culturali e del paesaggio nonché al Codice della navigazione.

Dalle complesse indagini, coordinate dalla sezione reati ambientali della Procura della Repubblica di Napoli, che si sono avvalse anche di una consulenza tecnica, è emerso che i lavori di ristrutturazione e riqualificazione eseguiti a partire dal 2014 presso il lido “Nettuno”, ultimati nel marzo 2016, sono stati realizzati – sostiene la Procura – “in virtù di permessi di costruire e autorizzazioni paesaggistiche rilasciati illegittimamente in violazione della normativa urbanistica e paesaggistico ambientale relativa alla zona ove insiste il complesso immobiliare per cui si procede, nonché in contrasto con i vincoli previsti per l’area ove sorge la struttura”. “Le indagini hanno evidenziato che le opere realizzate – secondo la Procura – hanno dato luogo ad un incisivo intervento di ristrutturazione dell’intero complesso immobiliare, che, da struttura balneare, risulta, di fatto, trasformato, attraverso un mutamento di destinazione d’uso non consentito, in un complesso residenziale di tipo alberghiero, attraverso la realizzazione di alcune stanze e di un appartamento – dependance”.

I 17 indagati, destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini, sono: il legale rappresentante della società «Nettuno srl» proprietaria dell’immobile Raffaele Perrella; il responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Anacapri Filippo Di Martino; il funzionario dell’ufficio tecnico comunale di Anacapri Ciro Gigante; l’allora Soprintendente per i beni architettonici, paesaggistici, storici e artistici di Napoli e provincia Giorgio Cozzolino; la funzionaria della Soprintendenza Rosalia D’Apice; il direttore dei lavori e progettista Nicola Pisacane; il progettista e tecnico di parte Francesco Vetrano; il funzionario della Regione Campania, settore genio civile, Antonio Malafronte; i componenti della Commissione locale per il paesaggio e della Commissione edilizia di Anacapri in carica nel 2014 Michele Sorrentino, Giuseppe D’Urso, Massimiliano Ferraiuolo, Guido Gargiulo, Salvatore Maresca, Colomba Gargiulo, Paolo Staiano, Antonio Mazzarella e Monica Aurigino.

Respinge le accuse il legale rappresentante della società proprietaria del “Nettuno” Raffaele Perrella. I suoi avvocati in una dichiarazione diffusa dal “Mattino” spiegano: «La società ha rilevato la struttura del lido Nettuno con l’intenzione di migliorare il servizio offerto e fornire all’isola uno stabilimento balneare basato sulla qualità e fruibilità nel pieno rispetto dell’ambiente e della tipicità del luogo. L’amministratore si è rivolto per la fattibilità dell’opera a professionisti di chiara fama e si ritiene che abbiano operato nel pieno rispetto delle norme. La problematica inerente i soli due ambienti realizzati come spogliatoi attrezzati utilizzando cubature parzialmente recuperate con la eliminazione di altre di ben maggiore entità non può gettare alcuna ombra sul recupero della struttura balneare».

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